Per partire basta un asciugamano

ImageBenvenuti nel blog Sinestesie fotografiche. Questo spazio personale vuole essere un luogo di incontro e di scambio basato su pensieri fotografici. O meglio vuole essere una raccolta di interpretazioni e visualizzazioni personali attraverso istantanee, in quel flusso continuo di eventi, sensazioni e relazioni chiamati normalmente “vita”. Il termine sinestesia viene dal greco e significa “sensazione contemporanea”, in sostanza indica una compenetrazione tra elementi legati a differenti ambiti sensoriali. E’ usata come figura retorica ma indica anche un meccanismo psicologico che determina l’insorgere di una sensazione in concomitanza di una esperienza sensoriale differente. Se vi siete imbattuti nei versi di Baudelaire (“Profumi verdi”) o di D’Annunzio (“Fresche le mie parole ne la sera”) avrete avuto l’occasione di assaporare la sinestesia in salsa poetica.

 

Ma passiamo alle presentazioni mi chiamo Daniele Ferrini e non sono un poeta, né tantomento un linguista. Al contrario, gli studi mi hanno fatto percorrere campi molto tecnici e poco poetici, anche se ho sempre visto nella matematica e nelle materie scientifiche molta più umanità che in altri campi. Non sono un fotografo, anche se ho una reflex e questo basterebbe secondo il sentire comune ad elevarmi alla categoria, come se lo strumento potesse definire l’abilità o la professionalità di un individuo tralasciando il suo effettivo percorso formativo. Ho però fatto della sinestesia un mio modo di vedere la realtà fotografica, almeno una volta alla settimana. Sono il responsabile-conduttore-redazionista del programma radiofonico pictures.of.you, che va in onda sulle frequenze digitali di Poli.Radio, la webradio degli studenti del Politecnico di Milano. Quello che faccio è molto semplice, ma allo stesso tempo utopico e visionario nel panorama radiofonico italiano: parlo di fotografia in radio. Per essere più precisi, apro i microfoni e lascio parlare la fotografia con le parole delle sue incarnazioni umane. La sinestesia realizzata è evidente: la potenza delle immagini è modulata in un fluire di parole. Visione e verbo ricreano una tensione, un legame antitetico che permette di assaggiare i fatti umani in modo ancora più completo. L’oggetto di questo post non è tanto la trasmissione (se volete potrete trovare tutte le puntate e le informazioni qui), anche se molte delle cose che scriverò nascono dalle esperienze e dagli incontri realizzati in studio, quanto il capire perché siamo qui.

 

C’è davvero bisogno di un blog fotografico dal titolo pretenzioso scritto da un fotoamatore mediocre, da un non addetto ai lavori, da una persona che secondo le credenziali non ha tutta questa familiarità con la penna? Proverò a darvi le motivazioni in questo post.
Sento una certa urgenza nel condividere alcune riflessioni e non vorrei che queste si perdessero nel marasma di tweet o status sparsi nel web. Vorrei creare una piccola stanza (qualcun altro ha scelto come metafora una valigia, in modo molto evocativo e incisivo), o se vogliamo un raccoglitore di appunti che spesso lasciano traccia nella mia mente. Sovente mi trovo a ricollegare ciò che vivo, assaggio e respiro ad una visione fotografica, rendendo i miei discorsi quasi monotematici. Vorrei trovare una valvola di sfogo a questa sorta di autismo e questo blog è una scelta quasi necessaria (non solo per me ma anche per la mia ragazza e la cerchia di amici più stretti). Anche perché ho avuto modo di conoscere una realtà di persone attente e competenti che hanno saputo usare la rete in modo intelligente per diffondere la fotografia a parole, una comunità di blogger che in modo molto eterogeneo ha mostrato il lato ad una vitale condivisione fotografia. Un microcosmo che riesce a coniugare condivisione digitale con fotografia. Il mio intento è proprio quello di dare un piccolo contributo a questo universo.

 

Se volete unirvi preparate un asciugamano e non fatevi prendere da panico, questo è un consiglio sinestetico tra radio e libri.

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