Paradiso e inferno

Le notizie internazionali ci portano indietro di 10 anni, ci fanno rivivere un flashback che avremmo voluto cancellare. In verità il video di cui tutti parlano, la decapitazione non resa immagine ma evocata a parole di James Foley non è che la sola registrazione di efferatezze che avvengono da quando politica, potere, religione e violenza incrociano i loro percorsi. Ovvero da quando l’uomo è diventato un animale sociale. La violenza della natura ci permette di scegliere quale lato prediligere, se favorire il carnivoro carnefice o provare pietà per la vittima di turno. La violenza umana brutale, sadica, machiavellica, contornata da proclami ci lascia sempre smarriti, ci fa chiedere dove è la civiltà nel XXI Secolo.

Ma la “civiltà”, a qualunque latitudine, si è sempre espressa in questi termini. Un conto è vedere la morte spettacolarizzata in un video HD, un conto è studiare sui libri simili imprese del passato che con la patina del tempo diventano quasi imprese eroiche. Non è altro che il correre e ricorrere della storia, una catena che lega i destini umani e che sembra difficile spezzare.

 

Niente di nuovo dal fronte occidentale, cose che sappiamo ma che sono difficili da smarcare anche nel 2014, che portano a discussioni lunghe e concitate dove ci si sente legittimati a prendere le parti di questa o quella parte. Eppure i concetti sono semplici e chiari, così chiari che un autore comico e dissacrante come Tom Robbins è riuscito a condensare in poche e illuminanti righe del suo libro “Skinny legs and all” (in italiano “Coscine di pollo”). Un libro che consiglio vivamente perché riesce a trattare con sagacia argomenti delicati come religione, Terra Santa, Palestina e il Super Bowl. 

Il testo che ho tradotto liberamente è compatto, sintetico e illuminante. Come una fotografia, riesce a far vedere in modo laterale una realtà palese. Non so se il mio scatto ha la stessa pretesa, non so se avevo in mente le parole di Robbins mentre riprendevo una immagine che nella mia testa avevo più volte formato nel passare di fronte a quella chiesa. Sicuramente esiste una tensione tra l’espressione verbale di queste righe e l’immaginifico non verbale della fotografia che si ricollega e percorsi e strutture dell’inconscio. Luoghi poco noti e bui, che spesso danno vita a piccoli momenti illuminanti.

 

 

“Finché la popolazione può essere indotta a credere in un aldilà soprannaturale, può essere oppressa e controllata. La gente può sopportare ogni sorta di tirannia, di povertà e sopruso se viene convinta di poter poi fuggire in qualche resort paradisiaco dove i bagnini sono superflui e la piscina non chiude mai. Inoltre, i fedeli di solito sono disposti a rischiare la pelle in qualunque avventura militare promossa dal loro governo. […] Quelli nei gradi più alti del potere non sono immuni. Se il concetto dell’aldilà rende le masse controllabili, i loro padroni diventano devastanti. Un leader mondiale convinto che la vita sia solo l’anteprima di un’aldilà più autentico e prezioso è meno esitante nel rischiare un olocausto nucleare. […] Per questo enfatizzare l’aldilà vuol dire negare la vita. Il pensiero del paradiso crea l’inferno. [..] Nel loro disperato desiderio di trascendere il disordine, l’attrito, e l’imprevedibilità che assilla la vita; nel loro desiderio di un nuovo inizio in un habitat ordinato, e garantiti da angeli asettici, moltitudini religiose stanno giocando l’unica vita che avranno su un cavallo scuro in una gara che non ha linea di traguardo.”

 

 

Paradiso e inferno  - Daniele Ferrini

Paradiso e inferno – Daniele Ferrini

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