Spesso immagini di varco ho incontrato

Probabilmente carico l’atto del fotografare di eccessivo significato.

Magari il mio è un atteggiamento pretenzioso e anacronistico, lontano dall’uso comune e liquido che viene fatto delle immagini nella nostra quotidianità. Ma forse, anche no.

 Ritengo che in ogni immagine catturata risieda la volontà di trovare un varco, di cercare una chiave di volta nel visibile che suggerisca una visione laterale non apprezzabile a occhi nudi. Ogni fotografia aspira a dare sfogo a questa tensione, ovvero  andare oltre il reale come lo conosciamo. Che poi ciò avvenga dipende dall’intento del’autore e dalla capacità, da parte del lettore, di saperlo catturare. Con il solo atto di scattare si varca  una soglia: guardando nel mirino (o tramite banco ottico o su un moderno display) modifichiamo la nostra visione, figlia di millenni di evoluzione, che ha definito il nostro confronto oculare con la realtà. Quel rettangolo, quella piccola finestra non limita il visuale, anzi eliminando i rumori di fondo permette di entrare in maggiore sintonia con ciò che abbiamo selezionato per la nostra immagine. Quel rettangolo permette di entrare in un’altra dimensione spaziale e temporale, dove presente, passato e futuro riescono a coesistere. Perché dopo un clic, il contemporaneo è diventato già remoto ma potrà rivivere agli occhi di chi ne osserverà le tracce in una sua versione cartacea o pixelata.

Se il varco è ciò che si cerca, la fotografia ne diventa il portale, dalle caratteristiche particolari. Fulvio Bortolozzo in “Camera Doppia” suggerisce una interpretazione evocativa, in cui questa finestra diventa uno specchio in cui si riflettono le intenzioni e le inclinazioni dell’autore. Una visione molto simile a un concetto emerso nella puntata di pictures.of.you dedicata all’acqua: un mezzo che modifica la percezione di ciò che avvolge stravolgendone prospettive e forme, ma che sotto particolari angolazioni diventa uno specchio perfetto, dove guardarsi e cercarsi. Acqua e fotografia, così lontane e così vicine.

In un noto film di fantascienza, poi diventato serie, un portale liquido e fluttuante come se composto di mercurio consentiva di viaggiare nel tempo e nello spazio e di mettersi in contatto con una razza aliena. Stargate il nome del film, forse non uno dei migliori del settore, ma rende perfettamente in immagini questo flusso di pensieri.

E tutto ciò mi fa pensare che lo straordinario non è poi così lontano, a volte basta solo un clic.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s