Dietro.

Radio_003

Dietro un microfono – ©Sonia Orsucci

Fotografia e radio. Due galassie che in fasi alterne sono entrate nella mia orbita. Le modulazioni di frequenza hanno accompagnato la mia adolescenza, hanno alimentato la mia curiosità musicale e culturale negli anni più formativi per lo sviluppo caratteriale ed emotivo. Le modulazioni per immagini hanno invece educato il mio sguardo recentemente, in quelli che sono considerati gli anni della maturità perché ormai si fa parte del mondo dei grandi con una posizione ben definita nella società, se non altro perché è definito il proprio apporto nel mondo del lavoro.

Universi a prima vista complementari, quante volte l’ho detto. Tante quante le volte che ho spiegato come sia quasi naturale parlare di fotografia senza necessariamente visualizzarla. Niente di particolarmente rivoluzionario, ci voleva solo un po’ di fantasia ed un approccio fresco, spontaneo, curioso. Quello che molti non sanno è il motivo più intimo per cui ho intrapreso questa scommessa. E che poi ho dovuto in qualche modo scardinare.

A ben vedere, oltre alla passione per il mezzo, ho iniziato a fare radio alla ricerca di un nascondiglio. Parlando dietro un microfono non si svelano le caratteristiche più evidenti di sé, quelle che vengono fuori di persona. Fino a qualche anno fa non ero molto portato a parlare in pubblico. Altra cosa è parlare dietro un microfono: lo studio diventa quasi un grembo materno che permettere di isolarsi sensorialmente con l’esterno. Senza occhi puntati addosso, la parlantina viene fuori che è un piacere e sembra che si possa dire tutto, anche quello che si ha pudore a dire nella normalità.

Ho iniziato a fotografare perché credevo che in uno scatto ci fosse più di quanto riuscissi ad esprimere. Pensavo che selezionando un pezzo di realtà con il mio punto di vista, permettesse di manifestare i pensieri e i miei stati d’animo in un modo più chiaro rispetto alle normali parole. “Basta guardare le immagini e saprai cosa penso”. Un pensiero molto naif che manifestava un altro slancio al nascondersi, questa volta dietro un obiettivo.

Ma essere dietro, non vuol dire necessariamente celare qualcosa di sé. Perché se si parla in radio, anche in una piccola webradio, si ha comunque un megafono in mano e si attira l’attenzione pubblica. Ci si espone, si è responsabili di quello che si esprime e si lascia esprimere. Allo stesso modo, se uso una macchina fotografica non sto delegando al mezzo in modo totale la possibilità di raccontarmi. Sono sempre io che decido e scelgo, che seleziono. E se non sono bravo a relazionarmi con il mondo a parole o con concetti, molto difficilmente riuscirò a farlo solo con le immagini, anche se queste vanno a toccare ambiti percettivi e cognitivi diversi. La fotografia è un linguaggio, e nel linguaggio c’è chi parla e chi ascolta.

Sia dietro un microfono che dietro un obiettivo, non si è mai soli. Magari si è in solitudine, ma si ha sempre a che fare con un destinatario. Che si parli o che si scatti, alla fine a qualcuno facciamo veder qualcosa di noi.

Io ho scelto di farlo accomunando questi due mezzi, e non per parlare di me. Io voglio parlare di te, di voi, di noi. Voglio raccontare cosa c’è là fuori, nella galassia fotografica. E per farlo deviamo nella Via Radiofonica attraverso pictures.of.you. Sarà un bel viaggio, che parte questa settimana da Lodi in compagnia di Barbara e Ferrante che ormai hanno preso il timone. E anche se richiede molti preparativi e tanto lavoro, non vedo l’ora che inizi.

Martedì ricominciamo. Sarò dietro un microfono in uno studio. Magari non solo.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s